La storia Made-in-Trieste dei coriandoli

Coloratissimi, i coriandoli portano nuvole di allegria in questi giorni di carnevale. Non ci eravamo mai chiesti come fossero nati, ma quando passeggiando nel centro di Trieste abbiamo conosciuto la loro storia, siamo rimasti così colpiti che ora ve la vogliamo raccontare. 

I coriandoli sono simbolo di spensieratezza e festosità, ma in realtà sono testimonianza del periodo storico in cui furono inventati, in cui anche le tradizioni del diciannovesimo secolo subivano dei cambiamenti radicali rendendosi così accessibili anche alle masse.

Ci sono diverse versioni della storia dei coriandoli, ma quella a noi più cara fu raccontata da Ettore Fenderl nel 1957 durante un’intervista a Radio Rai. L’ingegnere e inventore triestino raccontò che fu proprio lui a inventare i coriandoli in occasione dei festeggiamenti per il carnevale del 1876. Allora ragazzino, dalla finestra del palazzo dove viveva a Trieste stava ammirando i festeggiamenti del carnevale in Piazza Borsa e non potendosi permettere i coriandoli di gesso, pensò di sostituirli con dei pezzettini di carta. Iniziò così a ritagliare minuscoli pezzetti di carta e a lanciarli dalle finestre, senza sapere che più di cento anni dopo nuvole di carta colorata scatenano ancora le risate di grandi e bambini.

Un anno prima, anche l’ingegnere Enrico Mangili di Crescenzago, nei pressi di Milano, ebbe una trovata simile e pensò di ricavare dei dischetti colorati dalle carte di scarto utilizzate negli allevamenti dei bachi da seta. L’ingegner Mangili iniziò poi a commercializzare i dischetti colorati e  più tardi, ispirandosi alle strisce di carta usate nei telegrafi, inventò anche le stelle filanti. 

Al di là della controversa paternità di questa colorata invenzione, ogni volta che passiamo sotto la casa da cui

Fenderl lanciò quei pezzettini di carta, ci piace pensare che fu il gesto di un ragazzino a portare ancora oggi colore e risate nel nostro carnevale.

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