Il Palazzo della Ragione, un viaggio nella giustizia medievale a Padova

E’ uno dei nostri posti preferiti di Padova. E vi garantiamo che non è perché situato tra due piazze dove da sempre ci troviamo con gli amici a bere lo spritz, né perché sotto i suoi portici – o meglio sotto il Salone – dove comprare i migliori prodotti alimentari.  

Il Palazzo della Ragione…o il Salòn!

Il Palazzo della Ragione fungeva da tribunale della città durante l’epoca comunale fino agli ultimi anni del 1700. La sua costruzione iniziò nel 1218, ma fu tra il 1306 e il 1308 che assunse la struttura attuale, in seguito all’unione di tre ambienti in un’unica grande sala e alla copertura di legno a forma di carena di nave rovesciata. E’ una delle più ampie sale sospese d’Europa, e per via dei suoi 82 metri di lunghezza e 27 di larghezza, noi padovani lo chiamiamo affettuosamente Salòn (Salone). Una curiosità: sembra rettangolare, ma in realtà è decisamente irregolare, con i quattro angoli tutti diversi fra loro.

Arte & Giustizia

In origine la sala era decorata dagli affreschi di Giotto, che andarono però distrutti in un incendio nel 1420. Il ciclo di affreschi disposti su tre fasce sovrapposte che si possono ammirare oggi sono stati completati tra il 1425 e il 1440 e riprendono gli studi di Pietro d’Abano, raccontandoci il sapere astrologico, ma anche scene di processo del tempo e allegorie della giustizia e del diritto. Ma il legame tra arte e giustizia è indissolubile, pensate che proprio nel Salone fu firmato il contratto tra Andrea Mantegna e Imperatrice Ovetari per la decorazione dell’omonima cappella nella chiesa degli Eremitani.

Rimanere in braghe di tela

Vi siete mai chiesti da cosa derivi questa espressione? Nel Salone è conservata la pietra del Vituperio, su cui i debitori insolventi, oltre ad essere spogliati, dovevano sedersi tre volte ripetendo la formula Cedo Bonis – rinuncio ai beni – davanti alla folla prima di abbandonare la città. Questa pena fu in realtà introdotta nel 1231 da un frate che ora noi conosciamo come Sant’Antonio, che riuscì a modificare la legge a difesa dei debitori, fino a quel momento destinatari di trattamenti ben peggiori.

Il Cavallo di legno

In fondo al Salone, da anni l’enorme cavallo di legno osserva i turisti incuriositi che si avvicinano e spesso, erroneamente, lo attribuiscono a Donatello per via della somiglianza con la statua del Gattamelata appena fuori dalla Basilica di Sant’Antonio. In realtà, il cavallo del Salone, alto quasi 6 metri, fu creato nel 1466 per una festa sotto commissione dei Capodilista, che lo donarono poi nel 1837 alla città. In una festa ispirata alla mitologia, venne fatto sfilare con in sella una statua di Giove trainato da 12 buoi, accompagnato dai carri delle principali famiglie padovane dell’epoca.

La giustizia nella Padova del Medioevo

A pensarci ora potrebbe farvi sorridere, ma in realtà la giustizia del tempo era molto rigida e principalmente basata su dure punizioni fisiche e sulla loro spettacolarizzazione davanti a folle di cittadini. Era normale a quei tempi passeggiare per le piazze, vero fulcro del commercio cittadino, e sentire le urla dei condannati. Pensate che i condannati più pericolosi venivano resi riconoscibili amputando loro il naso o altre parti del corpo, così ai bestemmiatori veniva tagliata la lingua, mentre eretici e deviati sessuali erano puniti con il rogo. Le donne adultere venivano incarcerate a vita, per i mariti adulteri una pena pecuniaria era ritenuta sufficiente.

Oggi ci rimane un monumento ricco di arte e di storia, capace di evocare un passato lontano che ha plasmato la città di Padova.

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