Una favola chiamata Luxardo

Ai piedi dei Colli Euganei siede un’eccellenza italiana nella produzione di distillati e liquori. E’ la Luxardo, nome che nella mia mente si confonde con i più teneri ricordi d’infanzia. Mia mamma teneva sempre una bottiglia di Maraschino su un ripiano della cucina, ricordo ancora il vetro verde su cui nuotava la mia curiosità di bambina fino ad incontrare serpenti di paglia intrecciarsi a proteggere il resto della bottiglia. Ricordo che mamma la domenica lo tirava fuori, perché era un liquore sì, ma un po’ speciale, era il suo segreto per i dolci e papà non poteva assolutamente berlo. A distanza di anni, Luxardo è ancora un nome magico per me, a cui riconosco l’attrazione dell’eccellenza e lo spirito romantico della tradizione.
Provo a raccontarvi cos’è Luxardo in quattro parole.

Zara

Non saprei dirvi se è stato il caso, probabilmente molti lo chiamerebbero destino, sicuramente è una storia che non ci si aspetterebbe. Molti dei visitatori che entrano nel curatissimo shop di Torreglia non immaginano cosa ci sia dietro a quell’etichetta. Li vedi leggere i trafiletti dei giornali conservati in negozio, alcuni stupiti, altri assorti.
Agli inizi dell’Ottocento il ligure Girolamo Luxardo viene nominato console del Regno di Sardegna a Zara, allora parte dell’impero austroungarico. Girolamo sfrutta in realtà la bravura della moglie nel preparare liquori caserecci fondando nel 1821 una fabbrica per la produzione del maraschino e ottenendo dopo qualche anno il privilegio (brevetto) dall’Imperatore per commerciare in esclusiva tale liquore. Nel 1913 il nuovo stabilimento di Barcagno era esempio di modernità per tutto l’impero.

Amore

Durante la guerra, i partigiani di Tito arrivano a Zara e la famiglia Luxardo esce decimata da quegli anni sanguinosi. L’unico superstite dei fratelli Luxardo, Giorgio, scappa da Zara e sceglie i Colli Euganei come zona ideale per la coltivazione delle marasche e la produzione del liquore. Nella Zara ricostruita dai bombardamenti, i croati cercano nel frattempo di creare la Maraska company Zadar, cercando di sfruttare gli elenchi della clientela dei Luxardo e tentando persino di sostituirsi a loro. Ma quella che vi racconto è una storia bellissima, una storia di passione e amore, e come in una favola è stata una fedele impiegata che era dovuta rimanere a Zara nello stabilimento confiscato ad avvertire – con messaggi in codice per sfuggire alla censura – i Luxardo che qualcuno si stava spacciando per loro. Ripartire da zero è sempre possibile, quando c’è amore. Questo ci insegnano i Luxardo ogni volta che apriamo una loro bottiglia.

Marasche

Le marasche sono il punto fermo di questa storia. Tutto gira intorno a loro, le prime bottiglie, la scelta di Torreglia nel disperato tentativo di replicare geneticamente la stessa produzione di marasche di Dalmazia. E’ un filo rosso che collega tutti i tasselli di questa storia e che porta ai due prodotti storici di questa azienda, il Sangue Morlacco, il cherry brandy ribattezzato con questo nome da Gabriele d’Annunzio dopo l’impresa di Fiume (per il suo colore rosso scuro come il sangue e per il nesso alla popolazione della Dalmazia) e il Maraschino, il celebre liquore che nasce dall’infusione delle marasche. Ancora oggi la Luxardo segue da vicino la coltivazione della marasca per garantire un prodotto eccellente nelle sue bottiglie.

Padova

Nella corsa per ridare dignità e futuro alla loro etichetta, i Luxardo ripartono dal territorio dei colli padovani. A Torreglia le speranze dei Luxardo vengono riposte in una nuova coltivazione e in un nuovo stabilimento, e il segno che il territorio lascia in questa bellissima storia è evidente nella produzione Luxardo: dall’amaro Abano, al liquore Sant’Antonio, questa è la favola di un’azienda che ha saputo esserci anche quando sembrava impossibile, e che continua a rimanere leader, tra i calici da cocktail in giro per il mondo e i bicchieri dei nostri nonni.

E ancora oggi mi perdo in questa favola quando attraverso con la mia fantasia quei serpenti di paglia che abbracciano la bottiglia verde del maraschino. Ma ora no, non la tengo per il dolce ☺

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